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Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola

In Basilicata esiste un luogo in cui l'acqua, la terra e il tempo sembrano aver stretto un patto silenzioso. È il Pantano di Pignola, un lago adagiato in una conca ampia e luminosa, a pochi chilometri da Potenza, circondato dai monti della Maddalena che superano i mille metri e disegnano un anfiteatro naturale. Qui nasce il Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola, un legume che racconta una storia lunga secoli e profondamente intrecciata con il paesaggio che lo ha generato.

Le prime testimonianze scritte del lago risalgono al 1702, quando una stampa lo colloca ai piedi dell'abitato di "Vigniola", accanto alla chiesa della Madonna del Pantano. Ma il fagiolo, con ogni probabilità, era già arrivato prima. Si ritiene infatti che sia stato introdotto dagli spagnoli di ritorno dalle Americhe e che abbia trovato in questa parte dell'alta valle del Basento un habitat ideale. Il clima fresco anche in estate, l'umidità costante e i terreni limoso-argillosi, ben drenati e naturalmente fertili, ne hanno favorito un acclimatamento perfetto.

Già in epoca napoleonica il fagiolo rosso scritto diventa un pilastro dell'alimentazione contadina. La Statistica Murattiana del 1811, voluta da Gioacchino Murat per descrivere le condizioni di vita nel Regno di Napoli, lo cita come risorsa fondamentale per le famiglie rurali. Alla fine dell'Ottocento la produzione raggiunge livelli di eccellenza, tanto che nel 1923 i fagioli di Pignola vengono presentati alla Terza Fiera Campionaria Internazionale di Napoli, a testimonianza di una fama che andava oltre i confini locali.

La pianta, rampicante, produce un seme tondo-ovoidale dal fondo beige, attraversato da inconfondibili screziature rosso scuro che gli valgono il nome. La raccolta avviene tra la prima decade di settembre e l'inizio di ottobre, seguendo ancora oggi i ritmi della natura. Nel dopoguerra, però, la coltivazione ha conosciuto un lento declino: l'abbandono delle campagne, la migrazione verso la città e l'industria, il mutamento delle abitudini alimentari hanno ridotto il fagiolo rosso scritto a una presenza quasi esclusivamente familiare, confinata negli orti domestici.

Negli ultimi anni qualcosa è cambiato. Grazie al lavoro di selezione e caratterizzazione svolto da ALSIA Basilicata e all'impegno dei coltivatori rimasti, oggi riuniti in un'associazione di custodi con un disciplinare e un marchio dedicato, questo ecotipo sta lentamente tornando a vivere. L'iscrizione all'albo dei prodotti tradizionali e il riconoscimento come Presidio Slow Food hanno restituito dignità e visibilità a un prodotto che rischiava di scomparire.

Il Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola, coltivato nel comune di Pignola e nelle aree di Abriola sopra i 600 metri di altitudine, non è solo un legume invernale: è una memoria agricola che resiste, un frammento di paesaggio che continua a raccontare, con discrezione, il legame profondo tra una comunità e la sua terra.

Fagiolo rosso scritto del Pantano di Pignola