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Ponte del 25 Aprile e del 1° Maggio tra Borghi e Sapori d'Italia

La primavera è un invito naturale a rimettersi in viaggio e riscoprire le bellezze del nostro Bel Paese. E mentre lo sguardo si perde tra paesaggi e borghi senza tempo, è nei sapori locali che l’esperienza si completa davvero. Da Asolo, Città del Vino, a Pienza, custode del suo celebre Pecorino, ecco alcune idee per un fine settimana tra la fine di aprile e l’inizio di maggio, all’insegna di gusto e scoperta.
Foto di itinerarinelgusto.it - Paesaggio della Val d'Orcia

In occasione del 25 aprile, Festa della Liberazione, sono molti gli italiani che scelgono di mettersi in viaggio per riscoprire le bellezze del territorio. Anche se quest'anno il calendario non favorisce un vero e proprio ponte, resta comunque l'occasione ideale per concedersi un weekend tra borghi, paesaggi e sapori autentici. Un itinerario che può facilmente proseguire nel fine settimana del 1° maggio: cadendo di venerdì, regala infatti una pausa più ampia, perfetta per allungare il viaggio e continuare l'esplorazione.

Ecco i borghi da scoprire:

  • Brisighella (Emilia-Romagna)
  • Dozza (Emilia-Romagna)
  • Pienza (Toscana)
  • Vallebona (Liguria)
  • Castelletto d'Erro (Piemonte)
  • San Lorenzo in Banale (Trentino)
  • Asolo (Veneto)
  • Bomarzo (Lazio)
  • Fermignano (Marche)
  • Pisticci (Basilicata)

Brisighella, in Emilia-Romagna

Brisighella, Rocca

Rocca di Brisighella, foto di itinerarinelgusto.it

Il nostro itinerario tra i borghi da scoprire si apre con Brisighella. Situato in provincia di Ravenna, poco lontano da Faenza, è inserito tra i I Borghi più belli d'Italia ed è uno dei centri storici più riconoscibili dell'Appennino romagnolo. Si sviluppa ai piedi di tre rilievi gessosi, ciascuno sormontato da un elemento architettonico distintivo che definisce il profilo del paese.

Tra questi, la Rocca Manfrediana, un tempo il nucleo difensivo principale, con una struttura medievale più volte rimaneggiata. Poco distante si trova la Torre dell'Orologio, più volte ricostruita nel corso dei secoli e oggi punto panoramico sulla vallata. Il terzo rilievo è occupato dal santuario del Monticino, che completa l'immagine complessiva del borgo.

Nel centro storico si sviluppa la Via degli Asini, una strada sopraelevata e coperta, con archi irregolari e finestre ad arco, costruita in epoca medievale per consentire il passaggio e il ricovero degli animali da soma. La via conserva ancora oggi la sua struttura originaria ed è uno degli elementi più caratteristici del paese.

Il tessuto urbano è compatto, con case in pietra e scorci che si aprono verso la valle del Lamone. I percorsi pedonali collegano i principali punti di interesse, consentendo una visita resa interessante dall'architettura e dal paesaggio circostante.... leggi il resto dell'articolo»

Brisighella è conosciuta anche per la produzione dell'Olio extravergine di oliva Brisighello DOP, una delle eccellenze del territorio, caratterizzato da un gusto delicato e da una bassa acidità. L'olio è al centro di eventi stagionali e rappresenta un elemento ricorrente nella cucina locale.

La tradizione gastronomica propone piatti tipici romagnoli, con paste fresche come cappelletti, tagliatelle e strozzapreti, spesso conditi con ragù o sughi a base di erbe e prodotti locali. Tra i secondi si trovano carni alla griglia e preparazioni a base di coniglio e maiale, accompagnate da contorni semplici legati alla stagionalità.

Nel borgo e nei dintorni sono presenti osterie e ristoranti dove è possibile degustare anche vini del territorio, in particolare Sangiovese e Albana, prodotti nelle colline circostanti.

Brisighella si presta a una visita che combina la scoperta del centro storico con percorsi naturalistici nei dintorni, grazie alla presenza di sentieri che si sviluppano tra calanchi e aree gessose. Senza trascurare ovviamente una sosta dedicata alla gastronomia locale.

Brisighella, Torre dell'Orologio
Brisighella, la Via degli Asini

Foto di itinerarinelgusto: 1. Brisighella, la Torre dell'Orologio e la vista sul borgo - 2. Brisighella, la Via degli Asini 

Dozza, in Emilia-Romagna

Rocca di Dozza

Rocca di Dozza - foto di: Comunicazione Enoteca Emilia Romagna

Il borgo di Dozza, sulle colline tra Imola e Bologna, è una meta che unisce dimensione storica, paesaggio e tradizione enogastronomica. Il centro si sviluppa lungo una strada principale in salita che conduce alla rocca, con bellissimi scorci aperti sulla campagna circostante.

Percorrendo la via centrale e i vicoli che da questa si diramano, si può scoprire il percorso delle pitture murali, oggi noto come Biennale del Muro Dipinto. L'iniziativa nasce nel 1960 con l'idea di trasformare il paese in uno spazio espositivo permanente all'aperto: nel corso delle edizioni, artisti italiani e internazionali sono stati invitati a intervenire direttamente sulle facciate delle case.

Il tracciato si percorre facilmente a piedi, seguendo la strada principale e le vie laterali, senza un ordine obbligato. Le opere non sono isolate ma convivono con la vita quotidiana del paese, mantenendo una dimensione accessibile e diffusa.

Il punto più alto del borgo è occupato dalla Rocca Sforzesca di Dozza, una struttura medievale rimaneggiata in epoca rinascimentale. Gli ambienti interni conservano arredi storici e testimonianze della vita nobiliare, mentre gli spazi espositivi ospitano mostre temporanee. All'interno della rocca ha sede anche l'Enoteca Regionale Emilia-Romagna, punto di riferimento per la valorizzazione dei vini regionali. Qui è possibile partecipare a degustazioni guidate e approfondire le principali denominazioni del territorio, dai Sangiovese ai Pignoletto, insieme ad altre produzioni locali.

Una visita a Dozza non può prescindere dalla dimensione gastronomica. Nel borgo e nei dintorni si trovano osterie e ristoranti, alcuni con terrazze panoramiche sulla valle, che propongono una cucina basata sui prodotti della tradizione emiliana. Tra i piatti più rappresentativi ci sono le paste fresche come tortellini, cappelletti e tagliatelle al ragù, insieme a preparazioni come lasagne e passatelli. Non mancano i secondi a base di carne, come arrosti e grigliate, accompagnati da salumi tipici e formaggi locali.

Dozza si presta a una visita di mezza giornata o di un'intera giornata, combinando la passeggiata tra le opere del Muro Dipinto, la visita alla rocca e una sosta dedicata alla cucina e al vino. La dimensione contenuta del borgo consente di muoversi con facilità, mantenendo una continuità tra gli aspetti artistici, storici e gastronomici.

Dozza, foto via principale
Dozza, foto murale

Foto di itinerarinelgusto: 1. Dozza, foto via principale - 2. Dozza, foto murale 

Pienza, in Toscana

Pienza

Pienza, foto di itinerarinelgusto.it

Pienza rappresenta una sintesi perfetta tra paesaggio, cultura e sapori autentici della Val d'Orcia. Passeggiando tra le sue vie rinascimentali si incontra una tradizione gastronomica profondamente radicata: i celebri pici, pasta fresca tirata a mano, spesso condita con sughi rustici come il ragù di carne o l'aglione, e il protagonista assoluto del territorio, il Pecorino di Pienza, nelle sue diverse stagionature, dal fresco al più intenso e affinato. Accanto a questi sapori spiccano piatti della cucina contadina come salsicce e fagioli, simbolo di una cucina semplice ma ricca di carattere, legata alla terra e alla stagionalità.

A pochi minuti di auto, circa mezz'ora, si trovano le suggestive Terme di Bagno Vignoni e Bagni San Filippo, dove la natura regala scenari quasi surreali tra vasche termali e formazioni calcaree bianchissime, ideali per una pausa rigenerante tra un borgo e l'altro. A soli 15 minuti da Pienza merita una deviazione anche Monticchiello, piccolo gioiello medievale che custodisce una tradizione unica in Italia: il teatro popolare, nato da un'idea degli abitanti del paese. Ogni anno, tra l'ultima settimana di luglio e la fine di agosto, la comunità sale sul palco allestito in piazza per raccontare sé stessa e il proprio territorio, in un'esperienza collettiva che tiene vivo il borgo e la sua identità.

Terme naturali di Bagno San Filippo
Monticchiello

Foto di itinerarinelgusto: 1. Terme naturali di Bagno San Filippo - 2. Monticchiello (SI) 

Vallebona, in Liguria

Vallebona è un piccolo centro dell'entroterra ligure a pochi passi dal mare, dove l'aria salmastra incontra i profumi intensi della macchia mediterranea. Adagiato tra colline terrazzate e scorci panoramici, il borgo conserva un carattere autentico, lontano dai flussi più battuti, ideale per una pausa lenta tra vicoli in pietra e silenzi interrotti solo dalla natura.

Vallebona

Vallebona (IM), borgo (C) FAI

In primavera, Vallebona si rivela in tutta la sua delicatezza: le zagare iniziano a profumare l'aria, le ginestre colorano il paesaggio e i terrazzamenti si animano di nuove fioriture. Il cuore del borgo è la suggestiva Piazza dei Quattro Elementi, a cui si affianca la Parrocchiale di San Lorenzo, punto di riferimento per la comunità locale. Da non perdere anche una visita ai piccoli laboratori dove nasce l'acqua di fiori di arancio amaro, eccellenza riconosciuta come Presidio Slow Food.

La tradizione gastronomica riflette l'anima ligure del territorio: piatti semplici ma identitari come la focaccia, la torta verde e le preparazioni a base di erbe spontanee raccontano una cucina legata alla stagionalità. Il tutto accompagnato dai vini della Riviera ligure di Ponente, freschi e aromatici, perfetti per esaltare i sapori di una terra sospesa tra mare e collina.

Castelletto d'Erro, in Piemonte

Nella parte sud-occidentale della provincia di Alessandria, nell'Alto Monferrato acquese, Castelletto d'Erro si adagia su una dorsale che separa la Val Bormida dalla Valle dell'Erro, a pochi chilometri dal confine ligure. Una posizione di passaggio che si riflette chiaramente nell'identità del borgo: nelle architetture in pietra, nei profili dei tetti, nei sapori e perfino nelle inflessioni del parlato.

Con poco più di 150 abitanti, Castelletto d'Erro è un piccolo presidio di autenticità, arroccato su una collina panoramica. La fine di aprile è il momento ideale per scoprirlo con lentezza: la natura si risveglia, i sentieri si riempiono di verde e fioriture spontanee, e i panorami si aprono nitidi dall'Appennino Ligure fino alle Langhe.

Passeggiando tra vicoli silenziosi e case in pietra si raggiunge la torre quadrata del XIII secolo, ciò che resta dell'antico sistema difensivo, oggi straordinario punto di osservazione. Da qui lo sguardo abbraccia un paesaggio ampio e stratificato: le colline astigiane, il territorio di Roccaverano, la pianura alessandrina e, nelle giornate più limpide, persino il Monviso in lontananza.

Poco fuori dal centro, la chiesetta di Sant'Anna rappresenta una tappa cara agli abitanti: un luogo semplice ma suggestivo, immerso nel verde.

Primavera è anche il momento giusto per esplorare i dintorni a piedi o in bicicletta, tra boschi, piccoli vigneti e scorci sempre diversi. E se i campi di lavanda, qui coltivati, daranno il meglio di sé solo tra maggio e giugno, già in questo periodo il paesaggio offre un equilibrio armonioso tra natura e quiete.

Sul fronte gastronomico, Castelletto d'Erro riflette la sua anima di confine. La cucina unisce tradizione monferrina e influenze liguri: tra i piatti da provare ci sono i tajarin e gli agnolotti al plin, ma anche preparazioni più semplici legate alla stagionalità, come frittate alle erbe spontanee e verdure primaverili. Non mancano secondi robusti e saporiti, spesso accompagnati da contorni di legumi.

Il tutto trova un perfetto abbinamento nei vini del territorio: Dolcetto d'Acqui, Barbera del Monferrato e Cortese, ideali per accompagnare una cucina schietta e territoriale. A pochi chilometri, vale anche una deviazione verso Roccaverano per assaggiare la celebre robiola di capra DOP, una delle eccellenze più rappresentative di questa zona.

San Lorenzo in Banale, in Trentino

San Lorenzo in Banale rappresenta una tappa di grande fascino, all'imbocco della Val d'Ambiez e porta naturale del Parco Naturale Adamello Brenta. Nato dall'unione di antiche ville rurali, conserva ancora oggi un impianto architettonico compatto e autentico, fatto di case in pietra e legno, vicoli stretti e scorci che raccontano la vita contadina di un tempo.

Passeggiando tra le sue frazioni, in particolare la suggestiva Senaso, si incontrano fontane, lavatoi fioriti e piccole piazze raccolte, in un equilibrio armonioso tra paesaggio alpino e presenza umana. Un contesto che gli è valso l'inserimento tra I Borghi più belli d'Italia, riconoscimento che ne sottolinea il valore storico e paesaggistico.

In primavera, il borgo è il punto di partenza ideale per escursioni tra boschi e pascoli che si risvegliano dopo l'inverno, con sentieri che conducono verso ambienti naturali di grande suggestione. Ma San Lorenzo in Banale si distingue anche per una tradizione gastronomica unica, legata alla Ciuìga del Banale, oggi Presidio Slow Food: un salume storico nato dall'incontro tra carne suina e rape, testimonianza di una cucina di recupero che nel tempo si è trasformata in eccellenza.

Tradizionalmente servita cotta, la ciuìga si accompagna a patate lessate e cicoria tagliata fine, in un piatto che racconta la semplicità e la profondità dei sapori di montagna. Un'esperienza gastronomica che permette di entrare in contatto diretto con l'identità più autentica del territorio.

Asolo, in Veneto

Il nostro viaggio prosegue verso Asolo, facilmente raggiungibile lungo la Pedemontana, borgo dal fascino senza tempo che rientra tra I Borghi più belli d'Italia. Amata da artisti, viaggiatori e figure illustri, fu definita da Giosuè Carducci "la città dai Cento Orizzonti", un'espressione che restituisce bene la varietà e l'ampiezza dei suoi paesaggi.

Asolo Cittaslow

Cittaslow Asolo

Adagiata tra dolci colline, Asolo è un equilibrio riuscito tra eleganza e autenticità: il centro storico si svela tra portici, piazzette raccolte e facciate affrescate, mentre tutt'intorno si estendono vigneti ordinati che disegnano il paesaggio. È qui che nascono vini identitari come l'Asolo Prosecco Superiore DOCG e il Montello DOCG, perfetti da degustare nelle cantine e nelle osterie locali, con lo sguardo che si perde tra i profili collinari.

A dominare il borgo è la Rocca, antica fortificazione dalla caratteristica forma poligonale che, dall'alto, regala una vista ampia e continua sul territorio circostante. Ma Asolo è anche un luogo profondamente legato a storie e presenze femminili: tra queste Caterina Cornaro, che qui stabilì la sua raffinata corte rinascimentale, e Eleonora Duse, che scelse il borgo come rifugio negli ultimi anni della sua vita. La memoria di queste presenze rivive anche negli spazi del Museo Civico, custode della storia e dell'identità locale.

Non manca, infine, l'aspetto gastronomico: tra trattorie e locali tipici si possono assaporare i piatti della tradizione trevigiana, affiancati dai classici cicchetti, in un percorso di gusto che trova nel calice il suo completamento più naturale.

Bomarzo, in Lazio

Il nostro itinerario prosegue nel cuore della Tuscia viterbese, tra le ultime propaggini dei monti Cimini e la valle del Tevere, al confine con l'Umbria. Siamo a Bomarzo, un borgo che conserva un'identità stratificata, dove l'impianto medievale dialoga con una storia più ampia fatta di famiglie nobiliari e tradizioni popolari.

Il centro storico si articola in cinque rioni (Dentro, Borgo, Poggio, Croci e Madonna del Piano) ciascuno con caratteristiche proprie, ma uniti da vicoli, scorci in pietra e affacci panoramici. Il cuore più antico si raccoglie attorno al Duomo e a Palazzo Orsini, simbolo del potere della famiglia che ha segnato la storia del borgo.

Bomarzo

Bomanzo, il Parco dei mostri - foto di alefolsom da Pixabay

A rendere Bomarzo una meta unica è il celebre Parco dei Mostri, noto anche come Sacro Bosco: un complesso monumentale immerso nel verde, voluto nel XVI secolo da Pier Francesco Orsini. Tra sentieri ombrosi e radure improvvise emergono sculture enigmatiche, figure mostruose e creature mitologiche scolpite nella pietra, in un percorso che ancora oggi affascina per il suo carattere visionario e simbolico.

Visitare Bomarzo tra la fine di aprile e l'inizio di maggio significa immergersi in un paesaggio rigoglioso, ideale per alternare la scoperta del borgo a passeggiate nei dintorni, tra natura e storia. Inoltre, a fine aprile si può partecipare al Palio di S.Anselmo, in contemporanea con la Sagra del Biscotto.

Anche qui, la dimensione gastronomica accompagna il viaggio: la cucina della Tuscia propone sapori decisi e autentici, dai piatti a base di legumi e cereali alle preparazioni con carni locali. Il tutto da abbinare ai vini del territorio laziale, come l'Est! Est!! Est!!! di Montefiascone, fresco e versatile, perfetto per valorizzare una tradizione culinaria legata alla terra e alla stagionalità.

Fermignano, nelle Marche

Risalendo il corso del Metauro si raggiunge Fermignano, nel territorio della provincia di Pesaro e Urbino: un borgo raccolto e scenografico, dove acqua e pietra costruiscono un paesaggio di grande suggestione. Qui il fiume disegna una cascata ai piedi di un antico ponte romano a tre arcate, uno degli scorci più iconici del paese, capace di restituire immediatamente il legame profondo tra storia e natura.

A pochi chilometri da Urbino, Fermignano rappresenta anche una naturale porta d'accesso all'Alta Valle del Metauro. Il profilo del borgo è dominato dalla Torre delle Milizie, testimonianza del passato medievale, mentre il centro si sviluppa tra vie acciottolate, edifici storici e luoghi di culto come la Chiesa di San Giovanni Battista e il Palazzo Comunale. È un contesto che conserva un'atmosfera autentica, lontana da eccessi turistici, ideale per una visita lenta.

Nei dintorni, la natura offre uno degli scenari più spettacolari delle Marche: la Gola del Furlo, modellata nei millenni dal fiume Candigliano e oggi protetta dalla Riserva Naturale Statale Gola del Furlo. Un ambiente imponente e selvaggio, perfetto per escursioni tra pareti rocciose, sentieri panoramici e scorci di grande impatto.

Anche la sosta gastronomica è parte integrante dell'esperienza: la tradizione marchigiana qui si esprime in piatti ricchi e identitari come i vincisgrassi, la crescia sfogliata e il coniglio in porchetta, a cui si aggiunge la presenza del tartufo, eccellenza del territorio.

Pisticci, in Basilicata

Nel cuore della Basilicata, tra i suggestivi calanchi e un paesaggio che in primavera si accende di colori intensi e luce nitida, si trova Pisticci, un borgo che a fine aprile regala il meglio di sé. È il momento ideale per perdersi nel suo centro storico, dove vicoli medievali, chiese antiche e palazzi nobiliari raccontano una storia stratificata e autentica, sospesa tra pietra e leggenda.

Pisticci

Pisticci (MT), rione terravecchia e dirupo (C) FAI Delegazione Costa Jonica

Passeggiando tra le sue stradine si incontrano luoghi simbolici come la Chiesa Madre, il Palazzo De Franchi e la Cappella dell'Annunziata, fino ad arrivare al caratteristico rione Dirupo con la Chiesa dell'Immacolata Concezione, affacciato su scorci spettacolari dei calanchi lucani.

La visita diventa anche un'occasione per scoprire i sapori del territorio: la cucina locale propone piatti intensi e profondamente legati alla tradizione contadina, come i peperoni cruschi, la pasta fatta in casa con sughi semplici e saporiti e le zuppe di legumi. Non mancano i formaggi locali e l'olio extravergine, mentre tra i vini spiccano le espressioni più strutturate della Basilicata, spesso legate al vitigno Aglianico, che accompagna bene le preparazioni più rustiche e aromatiche.

Un borgo che unisce paesaggio, storia e gusto, perfetto per una pausa di primavera all'insegna della scoperta lenta e autentica.



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