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Il seme di Avocado si mangia davvero? Scopri quanto ne sai per l'Avocado Day!

Da quando gli Aztechi lo battezzarono "testicolo" ai nostri tavoli di oggi: la storia segreta dell'avocado. In occasione della Giornata Mondiale dedicata all'Avocado, che si celebra ogni 31 luglio, ecco quello che dovete sapere per mangiarlo consapevolmente e per scegliere bene la prossima al banco della frutta.
Foto di HONG SON

Se guardate il vostro avocado sul tavolo, vedete un frutto ordinario. Gli Aztechi, invece, ci vedevano qualcosa di così straordinario da dargli un nome che ancora oggi fa sorridere: ahuacatl, che letteralmente significa "testicolo". Nessuna malizia, solo un'osservazione spontanea e visiva, legata alla sua forma e a come pende dai rami. E forse, come molte culture antiche hanno creduto, si percepiva in questo frutto qualcosa di profondamente vitale, tanto che gli attribuivano proprietà afrodisiache.

L'avocado nasce nel cuore del Messico, dove le civiltà mesoamericane lo coltivavano già 5.000 anni fa. Non è una moda recente, né un'invenzione del marketing: è un'eredità millenaria. Quello che è recente è il nostro rapporto con l'avocado: arrivò in Europa con i conquistadores spagnoli nel XVI secolo, ma rimase una curiosità esotica per secoli. È solo negli ultimi vent'anni che è diventato una vera e propria star della cucina: dalla colazione alle insalate, dai ristoranti di lusso ai banconi dei supermercati, è esplosa una sorta di avocadomania.

pianta di avocado

Foto di sandid da Pixabay

Questa velocità di diffusione è il risultato di una storia commerciale affascinante, quella della California che nella metà del '900 trasformò l'avocado da frutto strano a simbolo di benessere. Fu infatti in California che, a partire dagli anni '30, l'avocado venne letteralmente reinventato: da oscuro frutto tropicale chiamato 'pera alligatore', fu ribattezzato con un nome più elegante e selezionato nella celebre varietà Hass (più cremosa e resistente al trasporto). Da lì, un'imponente campagna di marketing legata al mito del benessere e della forma fisica californiana lo trasformò prima in un simbolo di status per la buona società e poi nell'icona salutista globale che tutti conosciamo oggi.

Come scegliere l'avocado perfetto al supermercato

Trovare l'avocado perfetto al banco della frutta sembra un'impresa, ma basta conoscere qualche piccolo trucco per non sbagliare un colpo.

Le varietà più diffuse in Italia: Tra i banchi dei nostri supermercati dominano principalmente due tipi. Il sovrano assoluto è l'Hass, riconoscibile per la buccia scura, rugosa (che vira dal verde scuro al viola/nero quando è maturo) e una polpa ricca e cremosa. L'altra varietà comune è il Fuerte, con buccia verde brillante, liscia e sottile, dal sapore più delicato e leggermente meno grasso.... leggi il resto dell'articolo»

Come riconoscere se è maturo (o guasto!): Evita di stringerlo con forza per non ammaccarlo; la regola d'oro è la pressione leggera della tana del pollice. Se cede appena a una delicata pressione, è pronto da mangiare. Se è duro come una pietra è acerbo, mentre se la buccia appare raggrinzita e cedevole al tatto (lasciando un'impronta profonda) è ormai andato a male. Un altro trucco infallibile è controllare il picciolo: staccalo delicatamente. Se il punto sotto è di un bel verde chiaro, l'avocado è perfetto; se è giallo/marrone è ancora acerbo, se invece è scuro o marrone scuro, all'interno troverai sgradevoli macchie nere.

Come farlo maturare a casa: Hai comprato un avocado ancora duro? Niente paura. Il metodo più efficace è chiuderlo in un sacchetto di carta di pane a temperatura ambiente insieme a una banana o a una mela. Questi frutti rilasciano etilene, un gas naturale che accelera la maturazione: nel giro di 24-48 ore il tuo avocado sarà morbido e pronto da gustare!

Come conservarlo una volta aperto: Se usi solo metà avocado, il nemico numero uno è l'ossigeno, che fa annerire la polpa. Per mantenerlo verde e fresco per un paio di giorni, lascia il seme nella metà che vuoi conservare, spennella la superficie esposta con un goccio di succo di limone (o olio d'oliva) e sigillalo ben stretto con la pellicola trasparente a contatto diretto con la polpa. Conservalo poi in frigorifero.

Il seme dell'avocado non si getta: ecco come usarlo

Una volta arrivati al cuore del frutto, la domanda sorge spontanea: cosa fare con quel grande seme centrale? Tra tendenze social e rimedi della nonna, le opzioni non mancano, ma è bene distinguere la realtà dalla finzione!

due metà di avocado

Foto di Geraldine Dukes da Pixabay

Si può davvero mangiare? Negli ultimi tempi si è diffusa la moda di essiccare il seme, grattugiarlo o ridurlo in polvere per preparare infusi, tisane o frullati, attratti dalla grande quantità di antiossidanti e fibre che contiene. Va detto, però, che il seme ha un sapore molto amaro ed astringente. Inoltre, gli esperti di nutrizione invitano alla cautela: le evidenze scientifiche sulla sua sicurezza per il consumo umano diretto sono ancora limitate. Se vuoi provarlo in una tisana, fallo con moderazione.

Dagli una seconda vita: fallo germogliare! L'uso migliore, più sicuro e divertente del nocciolo è trasformarlo in una bellissima pianta d'appartamento. Basta lavare bene il seme e rimuovere delicatamente la pellicina marrone esterna. Avvolgerlo poi in un foglio di carta da cucina inumidita (deve essere umida, non inzuppata) e infilarlo dentro un sacchetto ermetico per alimenti o un contenitore chiuso. Riporre il sacchetto al buio e al caldo (ad esempio dentro un armadio): nel giro di 2-3 settimane il seme si spaccherà a metà, facendo spuntare una forte radice. A quel punto si potrà mettere in un bicchiere d'acqua o direttamente in un vaso con il terriccio per veder nascere il primo germoglio.

Ricette con l'avocado: 3 idee sfiziose per portarlo in tavola

Ora che conosciamo tutti i suoi segreti, la domanda fondamentale è una sola: come portiamo in tavola l'avocado per festeggiarlo al meglio? Ecco tre idee imperdibili per provarlo in tutte le sue sfaccettature: un grande classico della colazione moderna, una ricca salsa venezuelana (che non è il solito guacamole) e una bevanda dolcissima e cremosissima direttamente dal Sud America.

Avocado toast

Foto di Nicola Barts

Avocado Toast
È la colazione (o il brunch) regina degli ultimi anni. Per prepararlo al meglio, schiaccia la polpa dell'avocado maturo con una forchetta, aggiungi un pizzico di sale, pepe e qualche goccia di succo di lime. Spalmala su una fetta di pane integrale ben tostata e completa a piacere con un uovo in camicia, semi di sesamo o qualche pomodorino fresco.

La Guasacaca venezuelana
Se tutti conoscono il guacamole messicano, in Venezuela il re delle salse è la Guasacaca. È perfetta da abbinare alla carne alla griglia o per farcire le classiche arepas, le empanadas, o per accompagnare i fritti come platano e la yuca (o manioca).
La ricetta è velocissima: metti nel mixer la polpa di un avocado a pezzetti insieme a mezza cipolla cruda, un terzo di peperone verde crudo, un pezzetto di aglio, qualche foglia di coriandolo e di prezzemolo fresco. Frulla tutto fino a ottenere una crema fluida e regolala di sapore e consistenza con olio d'oliva, aceto, succo di limone, sale e pepe.

A differenza del Guacamole - che è una salsa più rustica e densa - la Guasacaca viene frullata per ottenere una consistenza più vellutata. Inoltre, l'aggiunta del peperone verde, dell'aceto e dell'aglio le regala una nota più acida, erbacea e pungente, perfetta per tagliare la grassezza delle carni rosse.

Il frullato cremoso (alla sudamericana!)
In Europa siamo abituati a pensarlo solo come ingrediente salato, ma in molti Paesi del Sud America l'avocado si gusta soprattutto in versione dolce. Prova a frullare mezza polpa di avocado ben maturo con un bicchiere di latte (animale o vegetale), un cucchiaino di miele o zucchero di canna e qualche cubetto di ghiaccio. Otterrai un frappé incredibilmente vellutato, fresco e super energetico per iniziare la giornata.

Il retro della medaglia: consumo consapevole e sostenibilità

Dietro alla bontà e alle eccezionali proprietà nutrizionali di questo frutto, c'è un aspetto importante che vale la pena conoscere per fare acquisti più responsabili. La coltivazione dell'avocado è infatti idroesigente: per produrne un chilogrammo servono circa 600-700 litri d'acqua, una quantità che, sebbene considerevole, è diminuita notevolmente negli ultimi anni grazie ai miglioramenti nelle tecniche di irrigazione. Quando la richiesta globale è esplosa, l'impatto ambientale nelle principali zone d'origine - come il Messico o il Cile - si è fatto sentire, portando in diverse regioni a problemi di deforestazione e pressione sulle riserve idriche locali.

Questo non significa affatto che dovremmo rinunciare a gustarlo, ma semplicemente che possiamo fare scelte più informate. Un'ottima alternativa, ad esempio, è guardare alle produzioni locali: oggi anche in Italia, specialmente in Sicilia e Calabria, si coltivano avocado biologici di altissima qualità. Scegliere un frutto italiano riduce enormemente l'impatto dei trasporti e sostiene un'agricoltura più vicina a noi. In Italia la raccolta avviene principalmente tra novembre e maggio in base alla varietà: rispettare questa stagionalità significa davvero fare una scelta sostenibile. A volte può costare uno sforzo in più al banco del fruttivendolo, ma è il modo migliore per gustarsi un buon avocado in totale serenità.



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