Dossier Spumanti
Il Mercato mondiale degli Spumanti

Il Mercato mondiale degli Spumanti

Il Corriere Vinicolo ha recente pubblicato un dossier dedicato al mondo degli spumanti, ed in particolare sull’andamento dell’export ed il confronto tra Prosecco e Metodo Classico.

Il dato che ben riassume le dimensioni economiche del mercato degli spumanti è il valore delle esportazioni generate dai maggiori Paesi produttori, cifra che raggiunge i 5 miliardi di euro.
Tradotto in quantità, si tratta di oltre 700 milioni di litri, e l’Italia, a partire dal 2010 ha acquisito e poi rafforzato un primato, che nel 2015 l’ha portata a sfiorare i 300 milioni di litri, distaccando ampiamente Francia e Spagna, le cui produzioni si aggirano nell’intorno dei 170 milioni di litri.

 

Spumanti import export

L’Italia può infatti vantare una crescita a 2 cifre (superiore al 10%) contro un 3% dei due principali competitor sul mercato internazionale.

 

Se parliamo di valore economico, però, il confronto è ancora decisamente favorevole alla Francia, per quanto con una flessione dal 2014. Il valore dell’export francese, infatti è ancora più che triplo rispetto a quello italiano.
Si pensi che il valore misurato in dollari al litro dell’export francese è di ben 18,67 nel 2015, contro un ben più modesto 3,94 (dollari per litro) del vino italiano. Peggio di noi fa la Spagna, che resta sotto i 3,00 $/l. Il confronto 2014 / 2015 è decisamente negativo per tutti, con flessioni del prezzo medio superiori al 10%.

 

Nella prospettiva dei Paesi importatori, invece, è il Regno Unito a rappresentare il primo mercato in termini di quantità, con una crescita di oltre il 40% tra il 2013 e il 2014 (da poco più di 80 ad oltre 130 milioni di litri), consolidata anche nell’anno successivo, tanto da rendere questo mercato nettamente più importante anche degli Spati Uniti, che pure è in crescita, superandolo per più del 30% (oltre 130 milioni di litri contro i 95 degli USA).
Abbastanza stabile, ma con un trend negativo di medio periodo, la Germania al terzo posto, con poco più di 60 milioni di litri.
Le cose cambiano un po’ se si guarda al valore economico dell’import, perché in questo caso sono ancora gli Stati Uniti a primeggiare, con un trend di crescita, sul Regno Unito, con un valore di circa 1 miliardo di dollari.

 

I dati sull’import possono però essere guardati sotto una terza prospettiva, ovvero la qualità media del prodotto importato, misurabile come valore in dollari per litro importato.
In quest’ottica si vede che è Hong Kong a primeggiare davanti, forse sorprenderà, all’Italia. Evidentemente in Italia, anche per la grande disponibilità di prodotto interno, non si importa molto, ma quello che si importa è di fascia alta, a partire dallo Champagne.
In un mercato che ha visto una generale flessione del prezzo medio di spumante importato dal 2014 al 2015, l’Italia, che nel 2005 poteva vantare il primo posto assoluto, ha in effetti ritrovato slancio dal 2012, dopo anni di flessione dovute evidentemente anche alla crisi economica.

Che Hong Kong sia il primo mercato di in termini di vini d’alta gamma, invece, non sorprende.

 

Per completare la disanima dei dati che riguardano il prodotto italiano, non sorprenderà come sia il Prosecco a primeggiare nelle esportazioni. Emblematico il caso dell’Australia, dove il numero di bottiglie del settore Dop, in cui è presente il Prosecco, è quintuplicato dal 2011 al 2015, a discapito in parte di prodotti storicamente più affermati come l’Asti e determinando un incremento globale dell'imporrt di spumante italiano in quella nazione.

 

In conclusione, il report del Corriere Vinicolo, mette in luce in modo chiaro e inequivocabile, grazie ai numeri, i noti punti di forza e di debolezza del ruolo dell’Italia nella competizione mondiale dei vini spumanti, ma potremo dire del mercato del vino in generale.


Grazie all’inarrestabile successo del Prosecco vince nel mondo in termini di quantità, ma ha ancora tanta strada da fare in termini di valore economico, ovvero di posizionamento nella fascia più alta del mercato degli spumanti, tanto da essere invece ancora uno dei due primi importatori in questa particolare fascia.